Terzo premio a Gianluca Puddu

MOTIVAZIONE
Per l’agilità, la compattezza, l’accessibilità e la chiarezza espressiva che non sacrificano l’eleganza dell’esposizione; per la capacità di raccontare l’opera con partecipazione, facendola rivivere attraverso immagini evocative; per l’accurata ricognizione delle tematiche sottese all’opera stessa.

Per queste ragioni conferiamo il premio di terzo classificato a Gianluca Puddu per la recensione del film Una vita difficile.

“Che momenti sta passando sua maestà”: di fronte a quest’affermazione dell’anziana principessa a casa della quale si ritrova casualmente a cena, proprio mentre arrivano i risultati del referendum su repubblica o monarchia, Silvio Magnozzi, ex partigiano e giornalista squattrinato, reagisce con quella mimica e quella gestualità che hanno sempre contraddistinto le interpretazioni di Alberto Sordi, sul quale Sonego ha mirabilmente disegnato il personaggio principale di “Una vita difficile”. La cena a casa dei principi ben sintetizza uno dei momenti chiave del nostro paese, del quale Dino Risi traccia un affresco memorabile, impietoso e insieme ironico, delle grandezze e delle meschinità dell’Italia (e degli italiani) del dopoguerra.

Tutto ruota intorno alle vita difficile di Magnozzi: dagli anni della clandestinità partigiana – raccontata però da Risi senza stereotipi anzi mostrando l’“eroico” partigiano “segregato” in un vecchio mulino e allietato da Elena (la futura moglie) e da prosciutti e salami – a quelli di un dopoguerra forse più difficile e, qui sì, profondamente eroico, fatto di povertà, incertezze e di quelli slanci ideali che porteranno Silvio a perdere lavoro, libertà, moglie e figlio…

Emergono nella parabola del protagonista tutte quelle contraddizioni che Risi scolpisce con tratti marcati nelle scene finali del film: ritroviamo Magnozzi che, sfinito dall’ubriachezza e da una nottata trascorsa nei vani tentativi di riavvicinarsi a Elena, sputa sulle icone del boom economico – le spider e i pullman carichi di turisti che sfrecciano all’alba sul lungomare della mondanissima Viareggio. Apparentemente un ultimo sussulto del suo indomito orgoglio dato che – “finalmente” sceso a compromessi – lo rivediamo segretario-maggiordomo a un gala del commendator Bracci (al tentativo di corruzione del quale, in cambio del suo silenzio, a suo tempo non si era piegato) prostrarsi in maniera servile (al punto da ricordare quei modi che faranno la fortuna di Fantozzi) ai capricci dei suoi nuovi “padroni”, pur di dimostrare alla riconquistata Elena di aver ormai messo la “testa a posto”.

Ma non è su questa sorta di auto-tradimento che Risi chiude “Una vita difficile” bensì su quella che, sicuramente non a caso, ha tutta l’aria di una citazione della scena finale di “Tempi moderni”: Silvio, ribellatosi all’ennesima umiliazione, veste i panni di un moderno Charlot e abbracciando la moglie, finalmente complice, percorre ancora una volta e senza compromessi la sua vita difficile.
Gianluca Puddu